domenica 20 gennaio 2013

Il sabato del villaggio



La donzelletta vien dalla campagna, 
in sul calar del sole, 
col suo fascio dell'erba; e reca in mano 
un mazzolin di rose e di viole, 
onde, siccome suole, 
ornare ella si appresta 
dimani, al dì di festa, il petto e il crine. 
Siede con le vicine 
su la scala a filar la vecchierella, 
incontro là dove si perde il giorno; 
e novellando vien del suo buon tempo, 
quando ai dì della festa ella si ornava, 
ed ancor sana e snella 
solea danzar la sera intra di quei 
ch'ebbe compagni dell'età più bella. 
G ià tutta l'aria imbruna, 
torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre 
giù da' colli e da' tetti, 
al biancheggiar della recente luna. 
Or la squilla dà segno 
della festa che viene; 
ed a quel suon diresti 
che il cor si riconforta. 
I fanciulli gridando 
su la piazzuola in frotta, 
e qua e là saltando, 
fanno un lieto romore: 
e intanto riede alla sua parca mensa, 
fischiando, il zappatore, 
e seco pensa al dì del suo riposo.

Poi quando intorno è spenta ogni altra face, 
e tutto l'altro tace, 
odi il martel picchiare, odi la sega 
del legnaiuol, che veglia 
nella chiusa bottega alla lucerna, 
e s'affretta, e s'adopra 
di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba.

Questo di sette è il più gradito giorno, 
pien di speme e di gioia: 
diman tristezza e noia 
recheran l'ore, ed al travaglio usato 
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso, 
cotesta età fiorita 
è come un giorno d'allegrezza pieno, 
giorno chiaro, sereno, 
che precorre alla festa di tua vita. 
Godi, fanciullo mio; stato soave, 
stagion lieta è cotesta. 
Altro dirti non vo'; ma la tua festa 
ch'anco tardi a venir non ti sia grave.

Nessun commento:

Posta un commento